Il ddl Spazzacorrotti, spiegato

Il 18 dicembre 2018, il ddl Spazzacorrotti è stato approvato in ultima lettura dalla Camera dei Deputati; il disegno di legge era stato presentato dal Governo alla Camera successivamente al Consiglio dei ministri del 6 settembre 2018: dopo una prima lettura, nella quale erano stati introdotti vari emendamenti, fra cui quello più criticato era stato quello sulla riduzione delle pene per il peculato, è approdato al Senato. In questa sede, l’emendamento oggetto della discordia è stato rimosso ed è stato predisposto il testo che anche l’altro ramo del Parlamento, la Camera, ha approvato senza modifiche.

La legge Spazzacorrotti prevede un insieme di discipline volte a scongiurare e combattere il gravoso problema della corruzione in Italia, che secondo gli ultimi studi costa all’Italia più di 10 miliardi di euro l’anno.

DASPO PER I CORROTTI – Promessa mantenuta

Misura cardine del programma di governo, prevede l’interdizione dai pubblici uffici ed il divieto per i condannati per reati di corruzione di contrattare e fare affari a qualunque titolo con la pubblica amministrazione da 5 a 7 anni, nel caso di condanne inferiori ai 2 anni, e a vita nel caso di condanne superiori ai 2 anni; l’abuso d’ufficio aggravato è escluso dall’elenco dei reati per i quali si prevede l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione.

Nel caso di sospensione condizionale della pena e di patteggiamento, il Daspo potrà comunque essere irrogato: l’istituto è ad ogni modo condizionato dall’integrale restituzione del denaro usato o ricevuto a fini corruttivi.

La riabilitazione potrà essere richiesta dopo 7 anni l’estinzione della pena; tuttavia, questa non ha effetto sulle pene accessorie perpetue. Si potrà richiedere la riabilitazione anche per la pena accessoria perpetua trascorsi altri 7 anni e solo se il condannato abbia dato prove effettive e costanti di buona condotta.

Un giro di vite viene dato anche per quanto riguarda l’esecuzione della pena: infatti, i colletti bianchi condannati non potranno accedere ai benefici penitenziari, quali l’assegnazione al lavoro esterno e ai permessi premio, come già oggi avviene per i condannati per i reati di mafia.

AGENTE SOTTO COPERTURA – Promessa mantenuta

Nata sotto variegate polemiche e dubbi di costituzionalità, per l’ipotesi di introdurre la figura dell’agente provocatore, la misura estende l’applicabilità delle operazioni sotto copertura anche ai reati corruttivi contro la pubblica amministrazione. L’agente sotto copertura avrà il compito di ottenere informazioni e prove dei reati corruttivi ma non potrà invece istigare al compimento di illeciti. Pertanto, l’agente avrà un ruolo meramente passivo e non attivo, anche a seguito delle numerosissime critiche avanzate dalla minoranza e da illustri penalisti.

L’agente inoltre non sarà punibile se, nell’acquisizione di elementi di prova, compirà dei reati, salvo la commissione di fatti in difformità dall’autorizzazione o dalle disposizioni di legge.

AUMENTO PENE CONTRO LA CORRUZIONE – Promessa mantenuta

Il reato di corruzione vede un inasprimento delle pene: un minimo di 3 ed un massimo di 8 anni di reclusione, rispetto al precedente minimo di 2 e massimo di 6 anni; per il reato di appropriazione indebita è stato invece previsto un minimo di 2 ed un massimo di 5 anni nonché la multa da 1.000 e 3.000 €.

Non sono stati invece modificati il reato di peculato e di abuso d’ufficio, che nelle intenzioni dell’emendamento dell’ex M5S Catello Vitiello avrebbero visto una diminuzione delle pene: nonostante il parere contrario del Governo, a scrutinio segreto l’emendamento era stato approvato in prima lettura alla Camera.

I colletti bianchi che entro 4 mesi dalla commissione del fatto corruttivo si ravvedono, autodenunciandosi e collaborando con la giustizia, non sono punibili: il ravvedimento non si applica però nel caso di commissione del reato di traffico di influenze illecite.

TRASPARENZA DI PARTITI E FONDAZIONI POLITICHE – Promessa mantenuta

Misura molto cara al Movimento 5 Stelle, la disciplina introduce una normativa volta a rendere molto più trasparente l’attività di partiti e fondazioni politiche; sono previste due importanti disposizioni: trasparenza sulle donazioni e pubblicazione del certificato giudiziario dei candidati.

Le donazioni superiori a 500 euro andranno necessariamente rendicontate, indicando il nome del donatore e l’entità della donazione sul proprio sito internet e su un’apposita sezione Elezioni trasparenti sui siti ufficiali dell’ente per il quale si celebrano le elezioni; l’obbligo è previsto per le consultazioni regionali, politiche ed europee e comunali fino ai comuni con più di 15 mila abitanti, per ogni lista o candidato a sindaco.

Anche i parlamentari, esponenti del Governo e tesorieri di partito dovranno rendicontare le donazioni superiori a 500 euro ricevute in un anno, sia direttamente che attraverso comitati di sostegno.

È inoltre previsto un divieto inderogabile di ricevere donazioni da parte di Governi o enti pubblici esteri, nonché persone giuridiche e società con sede in un altro Paese; nemmeno le cooperative potranno più finanziare i partiti politici.

Questi obblighi sono estesi anche alle fondazioni politiche che sono equiparate ai partiti e movimenti politici.

Si prevede infine un obbligo di pubblicazione del curriculum vitae e del certificato penale sui propri siti web di ogni candidato interno alla lista.

RIFORMA DELLA PRESCRIZIONE – Promessa in corso

La riforma si introduce, secondo quanto dichiarato dal Governo, in un più ampio e generale disegno di riforma dell’intero processo penale. La disposizione, infatti, entrerà in vigore dal 1° gennaio 2020, data entro la quale il Governo conta di portare a termine la riforma processuale. La prescrizione penale viene, con questa disposizione, interrotta dalla sentenza di primo grado fino alla pronuncia conclusiva: l’entrata in vigore posticipata ha come scopo quello di evitare di avere processi penali eccessivamente lunghi, prima appunto della riforma complessiva.

All’interno del ddl Spazzacorrotti non è però presente alcuna delega al Governo per la riforma del processo penale; pertanto, sarà necessaria una successiva delega del Parlamento sul punto.

La promessa rimane in corso perché l’entrata in vigore è stata postergata e soprattutto perché nelle intenzioni, più o meno manifestate, di alcuni membri del Governo c’è la volontà di impedirne l’entrata in vigore prima della riforma complessiva del processo penale.

POTENZIAMENTO DELLE INTERCETTAZIONI – Promessa in corso

Il ddl Spazzacorrotti ha introdotto la possibilità di intercettare le comunicazioni fra i presenti nelle abitazioni con i trojan, installati su dispositivi elettronici: il trojan, che prende il suo nome dall’evento mitologico del cavallo di Troia, è un appunto software informatico che nasconde il suo funzionamento all’interno di un altro programma apparentemente utile e innocuo, che l’utente installa sul suo dispositivo. La disciplina abroga la limitazione nell’utilizzo di questo strumento solo qualora vi sia motivo di pensare che sia in corso l’attività criminosa. Questi strumenti potranno essere usati anche in procedimenti investigativi contro delitti nei confronti della pubblica amministrazione puniti con la reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni.

La promessa passa in corso perché si ritiene questo come un semplice aggiornamento delle modalità di intercettazione che però non realizza il più ampio progetto di potenziamento oggi allo studio del Governo, che prima con il Milleproroghe e poi con un emendamento inserito nella legge di bilancio ha posticipato l’entrata in vigore della riforma Orlando in tema di intercettazioni al 31 luglio 2019.