Protesta dei pastori sardi

Matteo Salvini: “Ho incontrato al Ministero i pastori sardi, obiettivo: risolvere il problema entro 48 ore.”

Fonte: Facebook

A metà febbraio 2019 la categoria dei pastori sardi ha protestato, in maniera anche veemente, a seguito del crollo del prezzo del latte di pecora dagli 85 centesimi al litro del 2017 ai 60 centesimi al litro attuali; la protesta durava già da alcuni mesi, ma ha ottenuto risalto nell’ultimo periodo a causa delle manifestazioni prima in Sardegna e poi direttamente davanti a Montecitorio dei pastori sardi. Le associazioni di categoria erano molto preoccupate perché questo prezzo non sarebbe bastato nemmeno a coprire i costi di produzione e pertanto avrebbe messo a rischio l’esistenza stessa della maggior parte delle piccole imprese del settore.

Il premier Conte ha incontrato una delegazione di agricoltori durante una visita istituzionale a Cagliari, fissando un tavolo di incontro per il 21 febbraio. Il ministro Salvini invece ha ricevuto lunedì 12 febbraio, direttamente al ministero, un’altra delegazione promettendo una soluzione entro 48 ore; le soluzioni sul tavolo sono di fissare un tetto minimo di 75 centesimi al litro per legge, di stanziare circa 25 milioni di euro a sostegno dei produttori o di calmierare la produzione mediante un taglio che farebbe innalzare la domanda e pertanto il prezzo.

L’incontro al Viminale del 14 febbraio

L’incontro che si è svolto il 14 febbraio non ha invece avuto gli esiti desiderati dai pastori sardi: il ministro nel corso della giornata aveva anche detto che non si sarebbe alzato dal tavolo fino a quando non avesse chiuso l’accordo per un euro al litro.

Durante l’incontro, il vicepremier ed il ministro all’agricoltura Centinaio avevano proposto l’innalzamento a 70 centesimi al litro e lo stanziamento di 44 milioni per ritirare dal mercato 67 mila quintali di pecorino, in modo tale da far innalzare col tempo il prezzo a 1 euro al litro. I fondi, qualora fossero successivamente stanziati, arriverebbero dal Viminale e dal ministero delle politiche agricole, dalla regione Sardegna e dal Banco di Sardegna.

Secondo i pastori sardi e Assolatte questa proposta non sarebbe risolutiva in quanto le tempistiche burocratiche sarebbero troppo lunghe per permettere di pagare i pastori in tempo e per permettere al prezzo di salire prima della chiusura della stagione di produzione.

Il sottosegretario all’Agricoltura Pesce ha invece parlato di uno stanziamento di 20 milioni e di un decreto legge urgente per risolvere la questione in maniera temporanea, quindi senza dare una soluzione definitiva come chiesto dai pastori sardi.

Il ministro Salvini, alla conclusione dell’incontro, ha parlato di passi avanti e della possibilità di trovare una soluzione in tempi ristretti in un tavolo che si terrà sabato 16 febbraio direttamente in Sardegna.

L’incontro in Sardegna del 16 febbraio

Il 16 febbraio 2019 si è svolto alla Prefettura di Cagliari un ulteriore tavolo fra industriali e allevatori, alla presenza del ministro Centinaio; dopo nove ore di trattativa, le parti avevano raggiunto un accordo: 72 centesimi al litro, IVA compresa, per tre mesi ed un meccanismo di interventi con fondi statali e regionali per far arrivare il prezzo ad un euro, finanziato con circa 45 milioni di euro. Le parti avevano deciso uno stato di tregua per tre giorni, per far riaprire i caseifici e far esaminare la proposta ai lavoratori.

La tregua però non è durata neppure 12 ore: già domenica mattina, i manifestanti hanno nuovamente bloccato le strade statali; Felice Floris, leader dei manifestanti, ha affermato che l’accordo raggiunto è addirittura un passo indietro rispetto a quanto già ottenuto circa un mese fa, quando all’Assessorato all’agricoltura sardo era stato proposto il prezzo di 70 centesimi più IVA, proposta che era stata rifiutata.

Floris, a nome del movimento di protesta che rappresenta, chiede una soluzione strutturale ed un prezzo minimo ancorato a vari prodotti caseari e non solo al Pecorino romano. Il prezzo di 72 centesimi al litro, secondo Coldiretti, sarebbe inoltre inferiore al prezzo di produzione certificato dall’Ismea.

L’accordo dell’8 marzo

Dopo poco meno di un mese dal primo incontro con il Governo, il Prefetto di Sassari, in uno dei vari tavoli di lavoro convocati, ha chiuso un accordo a 74 centesimi al litro: l’accordo prevede inoltre di agganciare il prezzo del latte a quello del pecorino romano; nella stessa giornata, il Consiglio dei ministri ha deliberato un decreto legge per il rilancio dei settori agricoli in crisi e di sostegno alle imprese agricole colpite da eventi atmosferici avversi di carattere eccezionale, in cui sono anche stanziati 24 milioni di euro per il settore lattiero-caseario sardo.

Il decreto Emergenze

Il 15 maggio 2019, il Senato ha convertito in legge il decreto Emergenze agricole, al cui interno sono previste anche delle norme a tutela del settore lattiero-caseario: in particolare, è istituito un Fondo per la qualità del latte ovino dotato per il 2019 di 10 milioni di euro, al fine di sostenere i contratti di filiera e la promozione del DOP. Le modalità di finanziamento per i pastori saranno definite da un successivo decreto attuativo del Ministro dell’Agricoltura, nel rispetto della normativa europea sugli aiuti di Stato.

Il decreto prevede inoltre 5 milioni di euro di contributi destinati alla copertura dei costi sostenuti per gli interessi sui mutui bancari contratti dalle imprese del settore.

Infine, il decreto, per quanto concerne il rilancio del settore, prevede un prezzo minimo di vendita, che copra almeno i costi di produzione: Ismea si occuperà di fissare tale prezzo, mentre l’AGCM di vigilare sul rispetto della disciplina, con possibilità anche di sanzionare chi agisce con pratiche sleali.

La promessa non è mantenuta in quanto le 48 ore preventivate dal ministro sono scadute e dai tavoli di giovedì 14 e sabato 16 febbraio non è emerso alcun accordo vincolante fra le parti, in quanto l’accordo del 16 febbraio è stato rifiutato dal movimento di protesta; l’accordo, stipulato senza la presenza dei ministri Salvini e Centinaio, che maggiormente si erano spesi per la causa, è giunto solo dopo poco meno di un mese dalla promessa, fuori dai tempi inizialmente individuati dal Vicepremier. Oltretutto, il ministro Salvini auspicava un accordo a 1 euro al litro.

Non presente nel contratto di governo.

Aggiornamento al 09/03/2019

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