Pubblica amministrazione “concreta”: dati e interventi sul tema

È stato approvato dalle commissioni riunite Lavoro e Affari Istituzionale della Camera il DdL Concretezza del Ministro Bongiorno, ma è un intervento necessario?

La Pubblica Amministrazione in numeri

L’apparato amministrativo del nostro Paese è sempre stato coinvolto dalle varie agende politiche dei Governi che si sono succeduti nel tempo. Il motivo di questa particolare attenzione da parte di chi governa è riconducibile all’importanza strategica che ha questo apparato.

Infatti, osservando i dati che sono stati presentati al ForumPA 2018 (“Pubblico Impiego 2018”, 2018 FPA – Collana Ricerche) dimostrano che il sistema burocratico italiano nel 2016 contava 3,3 milioni di dipendenti, che sono circa il 5,5% della popolazione nazionale: il dato comprende non solo la burocrazia che siamo soliti conoscere, ma anche tutte le società partecipate, eccetto quelle quotate, gli enti pubblici non economici e quelli di ricerca, le autorità indipendenti. Una lista completa di tutti gli enti ricompresi nel conteggio è aggiornata costantemente dall’ISTAT.

Inoltre, vi è da considerare che rispetto al 2008, primo anno della crisi economica, la contrazione del numero di dipendenti statali ammonta al 7,2%: questa contrazione, però, non è tanto frutto di licenziamenti per riduzione di personale, quanto invece per il mancato turn over dei pensionati.

Il ministro della pubblica amministrazione G. Bongiorno – Ufficio stampa Palazzo Chigi

I comparti maggiormente colpiti in questo arco temporale sono stati gli enti regionali e locali, la sanità e i ministeri, la scuola, i corpi di polizia e le forze armate: solo nell’ultimo anno si è arrestata la discesa del numero di dipendenti statali; per questi motivi, alcuni membri del governo Conte hanno promesso un numero massiccio di assunzioni e lo sblocco del turn over.

In particolare, sono state promesse poco meno di 8000 assunzioni straordinarie nelle forze dell’ordine – che si sono però ridotte a 7000 circa nella Legge di bilancio 2019 – 450 mila assunzioni nel pubblico impiego nel prossimo triennio e circa 3000 al Ministero della Cultura: ad ogni modo, la legge di bilancio 2019 ha congelato queste assunzioni al 15 novembre 2019. Il Decretone, alla luce del numero elevato di richieste di pensionamento con il metodo Quota 100 presentate in corso di conversione, ha autorizzato assunzioni in alcuni comparti eccessivamente colpiti che non avrebbero potuto resistere fino a metà novembre. Lo sblocco delle assunzioni, però, servirà solo a ripianare le fuoriuscite e quindi non sarà computato nelle cosiddette assunzioni straordinarie.

Per riuscire a capire l’entità del taglio che è stato effettuato a danno dell’occupazione statale, basterà pensare che rispetto alla Germania il nostro Paese registra il 70% in meno di dipendenti pubblici, rispetto all’Inghilterra registriamo il 65% in meno e rispetto alla Francia il 60% in meno.

Le cause di questa drastica riduzione sono rappresentate dal fatto che l’ampiezza, l’efficienza e l’efficacia dell’apparato amministrativo sono strettamente correlate allo stato di salute del Paese.

La grave situazione di crisi economica che sta tuttora gravando il nostro Stato ha comportato, oltre al decremento del numero di impiegati statali, come sopra accennato, anche il blocco del turn over di quest’ultimi.

A prova di ciò, basti considerare che più del 70% dei lavoratori della Pubblica Amministrazione ha più di 45 anni di età, nonostante le nuove assunzioni e le stabilizzazioni dei precari che sono state effettuate negli anni.

 

Ma quanto ci costano questi dipendenti pubblici?

La risposta che viene data dai dati contenuti nel report sul Pubblico Impiego è una: “Ci costano sempre meno”.

Infatti, a causa dei numerosi interventi che sono avvenuti nel corso degli anni sulla riduzione della spesa per redditi da lavoro statale, risulta che rispetto al 2014 il nostro Stato spende 10 miliardi in meno rispetto al 2009.

Ansa

Dai dati emerge che questo risparmio consente al nostro Paese di avere una spesa per la Pubblica Amministrazione in linea con i principali paesi europei: la Francia spende 283 miliardi, la Germania ne spende 236, il Regno Unito 217 e la Spagna 121.

Inoltre, secondo la ricerca FPA i dipendenti della nostra PA costano a ciascun cittadino italiano 2.632 € l’anno e vengono spesi grosso modo così: 685 € per la scuola e 104 € per l’università, 638 € per la sanità, 313 € per regioni e enti locali, 110 € per l’apparato ministeriale”.

Da quanto è stato analizzato sinora è possibile riscontrare all’interno della Pubblica Amministrazione una situazione in cui si riscontrano fenomeni debilitanti, come il blocco del turn over e la riduzione del personale, a fronte però di un forte, forse eccessivo per i tempi in cui è stato realizzato, decremento della spesa.

 

I furbetti del cartellino e la loro dura vita

Fino ad ora abbiamo analizzato alcune delle principali problematiche che affliggono l’odierna struttura della Pubblica Amministrazione, ora porremo la nostra lente d’ingrandimento sui dipendenti statali.

Quest’ultimi vengono ritratti in una duplice veste dai media nazionali: servitori della patria o semplici fannulloni. Da civil servant a furbetto del cartellino il passo è breve e negli ultimi anni hanno vita dura. Infatti, il pubblico impiego è stato oggetto di importanti riforme – del ministro Brunetta prima e del ministro Madia poi – all’interno delle quali sono stati affrontati due temi principali: la creazione di sistemi di rilevazione delle performance del dipendente con annesso premio a traguardo raggiunto e un sempre più rigoroso sistema di controllo volto a fermare il fenomeno dell’assenteismo.

Virojt via Getty Images

Ma cos’è l’assenteismo? Il dizionario Treccani lo definisce come: “L’essere frequentemente o abitualmente assente dal luogo di lavoro […] a cui si avrebbe l’obbligo, anche soltanto morale o sociale, d’intervenire.”

Ed è grazie a questa definizione del fenomeno che riusciamo veramente a capire quale sia l’importanza che porta la politica odierna a mettere al centro delle varie agende politiche questa tematica, l’ingiustizia sociale che essa comporta è fonte di attrazione per le varie fazioni politiche volte ad attrarre consenso.

Nel corso degli anni, com’è possibile osservare dai dati di FPA, i licenziamenti dal 2013 al 2017 sono notevolmente aumentati, si è passati da 199 licenziamenti nel primo anno preso in considerazione, fino a 324 nell’ultimo anno, circa il 62,8% in più.  

Inoltre, dai dati del 2017 è possibile notare che il 48% del totale dei licenziati derivano da assenze non giustificate o per falsa attestazione.

Ciò ha provocato un naturale decremento del numero di persone classificabili come “furbetti del cartellino”.

 

Il DDL Concretezza

Nonostante ciò, il 25 ottobre 2018, com’è possibile leggere dalla promessa che stiamo monitorando, il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto Concretezza, proposto dal Ministro per la Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno. All’interno del decreto vi sono numerose iniziative, tra le quali spicca, per ovvie ragioni, l’utilizzo dei dati biometrici per fermare l’assenteismo e l’utilizzo di telecamere per controllare le prestazioni lavorative del dipendente.

La proposta ha suscitato numerose controversie in merito all’utilizzo di queste tecnologie, chiamando in campo numerosi esperti giuridici e informatici sulla fattibilità di questo progetto.

Antonello Soro garante della privacy – Ansa

Tra tutti emerge la dichiarazione rilasciata dal Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, alle commissioni riunite della Camera, il quale ha esposto la necessità di rivedere la norma in quanto “non può ritenersi in alcun modo conforme al canone di proporzionalità l’ipotizzata introduzione sistematica, generalizzata e indifferenziata per tutte le pubbliche amministrazioni, di sistemi di rilevazione biometrica delle presenze, in ragione dei vincoli posti dall’ordinamento europeo per l’invasività di tali forme di verifica e le implicazioni proprie della particolare natura del dato”.

Il giudizio di conformità al diritto europeo, soprattutto su tematiche così nuove, è molto difficile da pronosticare: sicuramente possiamo però dire che, per le tempistiche che portano ad un giudizio delle Corti supreme interne ed europee, per un po’ di tempo questa norma verrà applicata: nel caso di impugnazione della norma, a quel punto le Corti, qualora adite, potranno pronunciarsi; è comunque da escludere una abolizione tout court, in quanto la materia comunque è plausibilmente rientrante nella libertà del legislatore: si può invece ipotizzare, eventualmente, una sentenza manipolativa che andrà a limare le modalità di rilevamento biometrico.

Nonostante ciò, come segnalato dal nostro aggiornamento, l’articolo 2 del decreto, il quale tratta il trattamento dei dati biometrici, è stato approvato dalle commissioni lavoro e affari costituzionali della Camera, ed ora la norma si appresta a proseguire il suo iter legislativo: la votazione degli ulteriori articoli da parte delle commissioni riunite e poi l’approvazione da parte dell’Assemblea.