I decreti attuativi della legge di bilancio 2019

Il Governo è in ritardo con i decreti attuativi della legge di bilancio: quali le conseguenze?

Spesso ci dimentichiamo che quando il Parlamento approva una legge, l’iter di quella non sempre può dirsi concluso. Bensì, tante volte, per la norma inizia un secondo tempo, lontano da telecamere e riflettori. Molte leggi, infatti, hanno bisogno di un decreto attuativo, cioè di un altro provvedimento collegato, per essere effettivamente applicate. I decreti attuativi, in poche parole, sono lo strumento attraverso il quale si implementa nella realtà una legge approvata sulla carta. La maggior parte prende forma nei ministeri di competenza, con il nome di decreto ministeriale, o interministeriale. Altre norme con la stessa funzione sono anche i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, atti o regolamenti adottati con decreto del Presidente della Repubblica e direttive ministeriali o accordi interministeriali. Questo tipo di atto è tanto sconosciuto ai più quanto frequentemente utilizzato e fondamentale per la realizzazione di una legge. Per farsi un’idea è interessante sapere che secondo Openpolis si stima che durante i primi nove mesi della XVIII legislatura, 42 norme approvate abbiano richiesto 230 decreti attuativi.

Il ministro dell’economia Tria – Ufficio Stampa Palazzo Chigi

Il provvedimento che ne necessita di più è generalmente la legge di bilancio. La manovra economica è la norma più importante in materia di finanza pubblica che il Parlamento deve approvare entro il 31 dicembre di ogni anno, e in cui il governo decide come spendere i soldi che possiede e se e quanto indebitarsi. Con la legge di bilancio vengono introdotte o tagliate tantissime voci di spesa. Secondo i dati degli Uffici studi di Camera e Senato, dei 168 decreti necessari da attuare previsti nell’ultima manovra economia, 143 devono ancora vedere la luce. Di questi 168, 155 sono ascrivibili alla categoria di decreti governativi: dipendono dai ministeri, dal Presidente del Consiglio o da quello della Repubblica, come accennato in precedenza. Sei sono delibere in capo all’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, mentre i restanti sono accordi in sede di Conferenza Stato- regioni e circolari Inps.

La maggior parte di questi ha una scadenza per essere emanato a 90 giorni dall’approvazione della legge a cui sono legati. Entrando la legge di bilancio in vigore il 1° gennaio, questo termine cadeva il primo aprile di quest’anno. Per 101 di questi decreti sono così già scaduti i termini, quasi il 60% sul totale.

Per i soli decreti governativi la percentuale di quelli già emanati è molto bassa: il 19%, cioè 33 provvedimenti. Tra questi, 12 sono sì stati emanati, dall’autorità di competenza, ma in ritardo sui tempi. I ministeri con più lavoro arretrato sono il Mef (Ministero di Economia e Finanza), con 26 decreti da emanare in autonomia e ben 41 di concerto; il Mise (Ministero dello Sviluppo Economico) con 14 ancora fermi e il Ministero del Lavoro con 11. Anche il Presidente del Consiglio ha del lavoro arretrato: 27 decreti ancora da predisporre.

I decreti attuativi ancora non approvati

È bene ricordare che la mancata emanazione di un decreto attuativo non è un mero fatto burocratico, ma comporta l’incompletezza di una legge o di una riforma. Cosa significa, all’atto pratico, che un decreto attuativo non è emanato? Significa che la norma di legge rimane, sostanzialmente, lettera morta, una disposizione di principio inattuabile e che, pertanto, spesso crea un vuoto di tutela per i suoi beneficiari; qualche esempio chiarirà la situazione.

Molti sono i decreti che devono essere adottati dalla Presidenza del Consiglio – Ufficio Stampa Palazzo Chigi

La legge di bilancio ha previsto una dotazione di 740 milioni di euro per il 2019 nel Fondo investimenti amministrazioni centrali, nonché di cifre crescenti (fino a 3 miliardi annui) per gli anni a seguire fino al 2033: il Fondo dovrebbe servire a rilanciare gli investimenti, bloccati ormai da molti anni. Entro il 31 gennaio 2019, secondo quanto previsto dalla legge, il Presidente del Consiglio dei ministri avrebbe dovuto emanare uno o più decreti di attuazione: finora, invece, è stata solo predisposta negli ultimi giorni una bozza, trasmessa alle Camere, e quindi gli investimenti continuano a essere assolutamente fermi.

Per quanto riguarda la web tax, introdotta dalla legge di bilancio precedente e ora modificata dall’attuale governo, era previsto che fosse emanato un decreto attuativo del MEF entro il 1° maggio, nonché un successivo decreto del Direttore dell’Agenzia delle Entrate per individuare le modalità applicative dell’imposta: attualmente nulla è stato approvato, pertanto le società che operano sul web in Italia non stanno pagando l’imposta di cui invece sarebbero destinatarie, per mancanza materiale delle modalità pratiche di riscossione e pagamento. Il rischio, oltretutto, è quello per cui il MEF, a causa del ritardo, permetta di non riscuotere l’imposta per il periodo intercorrente dall’entrata in vigore della legge di bilancio fino a quando sarà approvato il decreto.

Entro il 30 aprile, invece, il Governo avrebbe dovuto approvare un Piano di cessione di immobili pubblici: attualmente nulla è stato deliberato, invece, anche se il Governo da molti mesi conta di ottenere oltre un miliardo di euro da queste dismissioni. Pertanto, senza il decreto, i beni da dismettere non sono individuati e non possono partire le procedure per la loro effettiva cessione e il consequenziale introito di denaro. Il decreto che doveva preliminarmente individuare i beni da cedere, secondo la legge di bilancio andava approvato entro 60 giorni dalla sua entrata in vigore, quindi oltre 2 mesi fa.

Per quanto riguarda invece il FIR, Fondo indennizzo risparmiatori truffati, il decreto attuativo doveva essere approvato dal MEF entro il 31 gennaio: secondo fonti di stampa, invece, è stato adottato solo il 10 maggio; questo ritardo rispetto alla data inizialmente ovviamente si sta riverberando sui risparmiatori truffati dalle banche che finora non hanno ottenuto alcun indennizzo, seppur rassicurati durante la campagna elettorale da entrambi i partiti di governo.

Entro il 2 marzo, invece, il Ministro della Salute di concerto con il MEF avrebbe dovuto approvare un decreto per ripartire i fondi dedicati alla riduzione dei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie: nulla è stato approvato e le liste d’attesa mantengono pertanto i problemi che sono noti.

Fra i decreti più attesi del Ministero del Lavoro e del MISE ci sono quelli per il Fondo per le aree di crisi industriali e la mobilità in deroga per i non percettori di NaSPI – Ufficio Stampa Palazzo Chigi

Alcuni decreti da attuare, inoltre, non prevedono alcuna scadenza, ma la loro mancata attuazione crea comunque dei problemi non di poco conto: ad esempio, il Fondo crescita sostenibile per le aree di crisi industriale è stato sulla carta incrementato di 100 milioni per il 2019, ma fino a che il MISE non provvederà ad adottare il decreto per ripartire le risorse, il Fondo non avrà purtroppo alcuna utilità.

Un altro decreto senza scadenza è quello per l’estensione della mobilità in deroga anche a coloro che non abbiano diritto alla NaSPI: la legge di bilancio ha infatti permesso anche a questi di usufruire del beneficio, ma fino a quando il Ministro del Lavoro di concerto con il MEF non approverà il decreto, non sarà praticamente possibile accedere al beneficio.

Per saperne di più, si può visitare il file OpenAccess realizzato da CheckPoint Promesse, che verrà aggiornato in maniera tempestiva, e in cui si possono vedere tutti i 168 decreti attuativi concernenti la legge di bilancio ed il loro stato di approvazione.

.