I 10 punti di Di Maio e 15 mesi di Contratto di Governo con la Lega

Al termine dell’incontro della delegazione del Movimento 5 Stelle con il Presidente della Repubblica Mattarella, il ministro uscente Di Maio ha elencato 10 punti da cui partire per la formazione di un nuovo esecutivo: sul Blog delle Stelle questi punti sono comparsi incastonati graficamente in una stella, La stella polare per il governo degli italiani, e non più del cambiamento, apparentemente.

Molti di questi sono un ritorno dei punti dell’ormai accantonato Contratto di governo, stipulato nel maggio 2018 con la Lega di Matteo Salvini; vediamoli più nel dettaglio e vediamo cosa è stato fatto in merito in questi 15 mesi di Governo Conte.

1. Taglio del numero dei parlamentari

Scorrendo il Contratto di Governo, a pagina 35, troviamo questa promessa: si trattava della prima riforma costituzionale da approvare in Parlamento secondo le due forze politiche; il procedimento di approvazione, prima che si aprisse la crisi di governo, si trovano quasi alla fine del suo svolgimento, mancando solo un ultimo passaggio parlamentare: una volta aperta la crisi, la delegazione grillina aveva chiesto di votare questa riforma prima di andare alle urne e, in un momento successivo, sia la Lega che il Partito Democratico si erano mostrati favorevoli a tale iter tracciato dal Movimento. I grillini, infatti, avevano accusato la Lega e in particolare il suo leader Matteo Salvini di aver aperto la crisi proprio quando la riforma stava per essere approvata, in modo tale da conservare 345 poltrone.

La riforma, va specificato, non andava a toccare il bicameralismo perfetto, così come invece faceva la riforma Renzi del 2014.

2. Manovra equa che preveda stop ad aumento Iva, salario minimo orario, taglio a cuneo fiscale, sburocratizzazione, famiglie, disabilità e emergenza abitativa.

Lo stop all’aumento dell’IVA era una promessa contenuta come primaria nel Contratto di governo: per il 2019 la promessa era stata mantenuta e il Movimento 5 Stelle mette questo obiettivo come prioritario anche per il 2020; ulteriore promessa presente nell’accordo di governo che ritroviamo nel discorso di Di Maio è quella sul salario minimo orario, che si trova ora in analisi al Senato il disegno di legge della senatrice Catalfo, quota M5S e pertanto qualifica la promessa come in corso.

In merito al taglio del cuneo fiscale, finora, ben poco è stato fatto e lo riconosce lo stesso capo politico del MoVimento (“avevamo promesso di abbassare le tasse per le imprese che assumono e va fatto”): la promessa era quella di porre in essere una riduzione strutturale del cuneo fiscale, ma finora sono stati ridotti, per molte imprese, solamente i premi INAIL, senza toccare gli ulteriori elementi, che pesano in maniera preponderante, caratterizzanti il cosiddetto costo del lavoro, ritenuto da molti come eccessivo. Il taglio, secondo delle stime ufficiali, ha comunque giovato alle imprese, realizzando un risparmio di quasi 2 miliardi di euro.

Di Maio ha poi parlato di sburocratizzazione del sistema: la promessa era quella di tagliare almeno 400 leggi ritenute inutili fin dai primi giorni di governo, promessa non mantenuta; inoltre, era stato promessa fin dalla campagna elettorale, sia dalla Lega che dal Movimento 5 Stelle, la semplificazione per le imprese e in particolar modo l’abolizione di spesometro, split payment, redditometro e della legge che prevede gli studi di settore. Per quanto riguarda gli studi di settore, in realtà il governo Gentiloni li aveva già cancellati sostituendoli con gli ISA; in merito allo spesometro, il ddl Ruocco, deputato alla semplificazione per le imprese, prevedeva non l’abolizione, ma la semplice riduzione delle date di pagamento, portandole a cadenza annuale. Il ddl toccava anche la disciplina sullo split payment ed il redditometro, anche qui però non con una abolizione integrale, ma solo con delle modifiche, adeguando lo split payment alla normativa tributaria applicata agli esportatori e creando una disciplina tributaria parallela al redditometro. Queste disposizioni, comunque, una volta che il disegno di legge è stato smembrato, per far entrare gran parte delle disposizioni nel DL Crescita, di più veloce approvazione, sono state totalmente espunte, dimostrando una caduta di attenzione sul tema e pertanto qualificando la promessa come non mantenuta.

Sul fronte della disabilità, nel NaDEF era stato indicato come primario prevedere una serie di misure, la cui più importante era l’adeguamento della pensione di invalidità alle pensioni sociali: attualmente, però, non emergono nuove misure. In merito agli aiuti per le famiglie, invece, la legge di bilancio aveva aumentato il bonus per l’iscrizione agli asili nido a 1500 €; contestualmente, però, il governo non aveva prorogato il bonus asilo e baby sitter, fino a 600 € al mese, previsti dai precedenti esecutivi, per le madri lavoratrici. Va infine segnalato che il già citato ddl Ruocco prevedeva la conferma del bonus bebè fino al 2021, rimodulando gli scaglioni per la determinazione della misura e rendendo più progressiva e graduale l’assegnazione del beneficio, e l’IVA al 5% per una serie di prodotti per bambini: entrambe le norme sono state soppresse in corso di lettura in Commissione alla Camera.

Infine, per quanto riguarda l’emergenza abitativa, dal contratto di governo nulla risulta sul tema.

3. Cambio di paradigma sull’Ambiente. Un’Italia 100% rinnovabile.

Sui temi ambientali risultavano tre promesse, tutte classificate come in corso: si tratta di quella sulla mobilità elettrica, una promessa molto articolata in parte realizzata ed in parte ancora da realizzare; il ministro Toninelli aveva infatti promesso di incrementare la mobilità elettrica (risultato raggiunto secondo dati ufficiali, anche a seguito della previsione di incentivi all’acquisto di auto elettriche o ibride), aumentare il numero dei caricatori di energia nelle strade (sono stati previsti degli incentivi per l’acquisto da parte dei privati di caricatori di energia, ma attualmente non sono previsti dati circa l’aumento degli stessi; inoltre, nulla è finora stato previsto circa l’installazione pubblica di colonnine di ricarica), prevedere incentivi per le imprese automobilistiche che investono nel settore (su ciò non risulta alcun provvedimento).

La seconda promessa sul tema è quella per ridurre il consumo del suolo: sono stati presentati vari disegni di legge e ad aprile si sono realizzate una serie di audizioni informali di esperti della materia; la promessa è in corso, in quanto il Parlamento ha dimostrato attenzione al tema, ma l’analisi parlamentare da qualche mese è ferma.

L’ultima promessa riguarda l’acqua pubblica, per la quale è stata presentato un ulteriore disegno di legge, in analisi alla Camera: nonostante 97% della popolazione italiana sia rifornita d’acqua da soggetti pubblici o a maggioranza pubblici, lo scopo del disegno di legge è di salvaguardare l’acqua come bene comune non mercificabile, tenendo uniti gestione ed erogazione del servizio idrico integrato.

4. Una legge sul conflitto di interessi e una riforma della Rai

Per quanto riguarda il conflitto di interessi, è nelle fasi iniziali dell’iter legislativo l’analisi di una serie di proposte di legge (in particolar modo del deputato Fiano del PD e della deputata Daga del M5S) in tema; attualmente si sono svolte solo due sedute di analisi, a inizio giugno: la promessa è pertanto in corso.

Per quanto riguarda l’indipendenza della RAI, la promessa fatta dal governo nel Contratto è stata non mantenuta, a seguito della nomina di Foa come Presidente della RAI; Foa, infatti, non aveva mai fatto mistero di essere solidale con la nuova maggioranza politica appena insediata. La promessa di Di Maio era infatti molto chiara: nominare una persona “al di sopra di ogni sospetto di ogni appartenenza politica”.

5. Dimezzare i tempi della giustizia e riformare il metodo di elezione del Consiglio superiore della Magistratura.

Per quanto contenute entrambe nel contratto di governo, le due promesse sono in attesa, non essendo stato realizzato nulla dalle due forze politiche: per quanto riguarda i tempi della giustizia, si aspettano sia per il processo civile che per quello penale delle riforme, finora però non presentate né in Parlamento né in Consiglio dei ministri. La promessa sulla prescrizione dei reati, inoltre, è stata come noto posticipata al 2020: entro la fine del 2019, secondo gli accordi interni alla maggioranza uscente, sarebbe dovuta essere presentata la riforma almeno per l’ambito penale, riforma di cui finora non c’è stata traccia.

In merito all’elezione del CSM, invece, la promessa è, dopo lo scandalo degli ultimi mesi, rimasta solo sulla carta, non essendo finora neppure in quest’ambito stata presentata alcuna riforma.

6. Autonomia differenziata e riforma degli enti locali.

La promessa sull’autonomia differenziata è stata categorizzata come in corso, in quanto da mesi proseguono i lavori presso i ministeri competenti; come noto, negli ultimi mesi, il lavoro si era in parte arenato a causa di alcuni punti sui quali i Presidenti delle Regioni Veneto e Lombardia non erano d’accordo, in quanto poco rispettosi della richiesta di maggiore autonomia avanzata.

In merito all’abolizione degli enti inutili, indicata anch’essa dal ministro Di Maio come prioritaria, va segnalato che la promessa non sia stata mantenuta dal governo uscente: nella legge di bilancio 2019, infatti, si è spostato avanti l’orizzonte temporale entro il quale procedere allo scioglimento di una serie di società partecipate, permettendo agli enti locali di detenerle almeno entro al 31 dicembre 2021; con questa disposizione, il governo ha dimostrato come il tema non fosse particolarmente rilevante e in particolare contraria all’obiettivo prefissato di chiudere al più presto tutte le società partecipate inutili.

7. Legalità: carcere ai grandi evasori, lotta alle mafie e ai traffici illeciti.

Per quanto riguarda il carcere per i grandi evasori, finora il governo non si è mosso in tal senso, anche avendone la possibilità con una serie di decreti in cui sono state introdotte delle norme in tema di giustizia e di aggravio delle pene per una serie di reati; in merito al contrasto all’immigrazione clandestina, il governo invece, come noto, ha approvato ben due decreti (decreto Sicurezza e decreto Sicurezza bis), mantenendo una serie di promesse, in particolare quella di impedire lo sbarco delle ONG sulle coste italiane, la donazione delle motovedette alla Libia ed il blocco delle domande di asilo a chiunque commetta dei reati. Il governo, però, al contempo non ha mantenuto una promessa che, qualora rispettata, avrebbe probabilmente permesso una maggiore possibilità di rimpatriare coloro che non hanno diritto allo status di rifugiato: si tratta della promessa di stipulare almeno 10 nuovi accordi di rimpatrio, che il ministro Salvini aveva fatto in campagna elettorale. Di questo, però, non ne è stato stipulato neppure uno.

8. Un piano straordinario di investimenti per il sud.

La banca per gli investimenti, di cui ha parlato Di Maio, è un’altra promessa che era stata introdotta nel contratto di governo e che finora non era stata affrontata; per quanto riguarda gli investimenti al Sud, inoltre, va segnalato che era presente anche la promessa di portare la TAV al di sotto di Salerno, anche questa rimasta nel cassetto. Il governo per il Sud ha introdotto qualche norma, in particolare quelle per le assunzioni dei giovani nelle regioni del Meridione e una bassissima aliquota per gli anziani che decidono di trasferirsi nei Comuni del Sud: misure, queste, che però non possono certamente essere qualificate come un piano straordinario di investimenti, promesso da tutti i governi che finora si sono succeduti e finora mai realizzatosi concretamente.

9. Una riforma del sistema bancario.

La proposta di separare le banche di investimento da quelle commerciali non trova un riscontro nel contratto di governo: all’interno era solo prevista una velocizzazione dei rimborsi per i truffati dalle banche e un ampliamento della platea anche ai piccoli azionisti, promessa mantenuta, anche se per l’approvazione del decreto attuativo definitivo si è dovuto attendere l’8 agosto.

10. Tutela dei beni comuni

Il ministro Di Maio, infine, ha qualificato come bene pubblico l’istruzione, l’acqua, la sanità, le infrastrutture; per quanto riguarda l’istruzione, tutte le promesse monitorate risultano in corso, anche se va segnalato il taglio di oltre 4 miliardi previsto dall’ultima legge di bilancio al settore. In merito alla sanità, si segnala la promessa mantenuta circa un nuovo metodo di gestione delle liste di attesa, che si prefigge l’obbligo di accelerare i tempi di prenotazione; al contempo, però, il governo poco ha fatto in tema di obblighi vaccinali e soprattutto per ridurre la compartecipazione alla spesa sanitaria dei cittadini.

Infine, per quanto riguarda le infrastrutture, si segnalano molti deficit: gran parte del dibattito, come noto, è stato occupato dalla questione TAV Torino Lione, promessa che però si avvia a essere mantenuta, anche per la sua genericità (era previsto infatti solo di ridiscutere integralmente l’opera); ma varie sono state le promesse non mantenute: dal blocco del TAP, sbloccato invece proprio durante un Consiglio dei ministri in cui si prese atto che costava più bloccarlo che farlo realizzare, allo stop alle Grandi Navi a Venezia entro la fine di giugno, promesso dal ministro Toninelli dopo l’ennesimo incidente. Una promessa rimasta al palo, inoltre, è quella di portare l’Alta velocità al Sud, per la quale i ministeri competenti non si sono in alcun modo mossi.

Di Maio ha poi dedicato attenzione alla revoca delle concessioni autostradali: la promessa era articolata e si divideva in due parti, l’avvio della procedura di revoca ad Autostrade per l’Italia e l’invito alle dimissioni dei vertici della stessa; per quanto riguarda la procedura sono stati avviate le fasi iniziali di studio e valutazione circa i costi per la revoca, mentre invece i vertici attualmente non si sono dimessi: pertanto, la promessa si avvia ad essere non mantenuta.