Un anno bellissimo: Sanità

Nonostante l’eco mediatico suscitato dal precedente governo, non si è parlato molto di sanità. Fatta eccezione per i vaccini, il tema è stato relegato ad uno spazio mediatico specifico: la malasanità. Ma vediamo quale è effettivamente il bilancio delle promesse elettorali dell’ex governo giallo verde su questo tema.

Delle tre promesse, da noi registrate, di cui due pronunciate dall’ex ministro Giulia Grillo, solo una è stata mantenuta. Le altre, prima della caduta del governo, erano rispettivamente ancora in corso e in attesa. L’impegno mantenuto riguarda le liste d’attesa, ossia l’istituzione di un fondo per ridurre i tempi in cui viene erogato un servizio sanitario. Quest’ultimo, approvato dalla Legge di Bilancio 2019, ha previsto una spesa totale di 350 milioni per il prossimo triennio. Il 21 Febbraio la Conferenza Stato Regioni ha approvato il Piano nazionale liste d’attesa 2019-2022. Tuttavia fino al mese scorso, quindi a sette mesi dalla approvazione, il Piano regionale non era stato ancora adottato da tutte le regioni.

Per quanto riguarda invece la promessa ancora in corso, si parla di vaccini e del tanto discusso obbligo flessibile. Lo scorso anno ad Agosto venne presentato il disegno di legge S.770, poi adottato come testo base, a firma di Patuanelli, l’attuale ministro allo sviluppo economico, e del senatore leghista Romeo. Il testo mirava a modificare l’obbligo vaccinale, rendendolo appunto “flessibile”, e limitandolo a determinate situazioni critiche. Inoltre dal momento che prima della caduta del Governo, il testo era ancora in discussione al Senato, per quest’anno scolastico è rimasto l’obbligo di vaccinare gli studenti, come previsto dal decreto Lorenzin.

In attesa invece è rimasta la promessa riguardo la spesa sanitaria. Nel CdG infatti era previsto che la sanità dovesse essere finanziata prevalentemente dal sistema fiscale, e sempre meno dai singoli cittadini. Nonostante il governo, nella Nota di aggiornamento del DEF, si fosse dichiarato intenzionato a mantenere la promessa, non sono più state adottate delle misure specifiche per mantenerla. La spesa sanitaria quindi, a differenza dell’Istruzione, non è stata toccata. In Italia si spende, secondo i dati OCSE relativi al 2017, 2.600 dollari a persona, quindi circa 2.300 euro. A fronte di questa spesa altri paesi EU, come Regno Unito, Francia e Germania spendono tra i 3.000 e 4.000 euro. L’incidenza sul Pil in questi stessi paesi è attorno all’11%, rispetto al 8,9 %% di Italia e Spagna. Quella italiana è infatti una delle spese più basse d’Europa a fronte di risultati in linea con i paesi migliori.

La spesa complessiva per il nostro sistema sanitario si aggira intorno ai 144 miliardi annui. Secondo stime ISTAT inoltre è cresciuta con un incremento annuo di circa lo 0,5%. Tuttavia è destinata ad aumentare esponenzialmente nei prossimi anni, come dimostra anche un recente studio. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha infatti previsto che entro il 2050 in Italia ci saranno più pensionati che lavoratori, ovvero un aumento dell’età media della popolazione che avrà ricadute oltre che sul lavoro anche e soprattutto sulla Sanità. Secondo le stime della fondazione GIMBE, che si occupa di promuovere attività di ricerca e formazione in ambito sanitario, nel 2025 serviranno almeno 210 miliardi di euro per mantenere il Sistema Sanitario Nazionale.

Ma di che cosa parliamo quando parliamo di Sistema Sanitario Nazionale? Innanzitutto si parla dell’articolo 32 della Costituzione del 1948, ossia della salute come: diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività. Tuttavia se la Costituzione ne stabiliva i principi, nel ’48 non c’era ancora nessuna legge che stabilisse l’attuazione di quei principi. Un primo passo fu fatto nel 1958, quando venne istituito il Ministero della Salute. Quell’anno si registrarono più di 8 mila casi di poliomielite e il neonato ministero, anche a causa dei pochi fondi, non riuscì a gestire al meglio la vicenda. Tanto che c’è chi, come il deputato Ludovico Angelini – comunista e medico – lo definii “il Ministero dei Salvo”, nel senso di “salvo che…”. Il secondo passò fu fatto ad una decina di anni di distanza, con la riforma ospedaliera del allora ministro Mariotti. Nel 1978 infine l’ultimo passo: la legge 833, che istituiva il Servizio sanitario nazionale a trent’anni dalla Costituzione. Questa fu preceduta, a maggio, dalla legge 180 detta anche legge Basaglia. Subito dopo il 1978 cominciarono i tentativi di riforma, compiuti nel 1992, nel 1994 e soprattutto nel 2001, con la riforma del Titolo V della Costituzione che regionalizza quasi tutte le competenze.

Per concludere, a quarant’anni dalla nascita del SSN, la linea del nuovo governo giallo rosso sembra voglia sottolineare il carattere universale di questo servizio. Come dimostrano le ultime dichiarazioni del neo ministro Speranza. Due giorni fa infatti ha dichiarato di voler abolire il superticket da 10 euro sulle ricette per prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale. Una proposta di legge, la numero 207, già redatta e presentata lo scorso anno dallo stesso Speranza.