Un anno bellissimo: Esteri

Ottenuta la fiducia, Luigi Di Maio potrà dedicarsi appieno al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, cui ha voluto riservare anche le competenze sul Commercio internazionale (già del MISE). Alcuni hanno previsto un ulteriore avvicinamento alla Cina (dopo la scelta dell’ambasciatore a Pechino Ettore Francesco Sequi come capo di gabinetto), altri hanno ironizzato su una scarsa conoscenza che il neoministro avrebbe delle lingue straniere. Il capo politico del M5S, insieme alla poltrona del tecnico Moavero Milanesi, eredita diversi dossier, ma anche tre promesse che un anno fa abbiamo scelto sul tema, due sue e una del contratto.

Un anno fa, abbiamo raccolto anche un’altra promessa in materia di politica internazionale, che faceva capo a Matteo Salvini. Il leader leghista si era espresso in modo chiaro: “Se vado al governo via le sanzioni alla Russia”. Nel 2014 c’è stata l’annessione da parte di Mosca della Crimea e di Sebastopoli. L’Unione Europea ha deciso di rispondere imponendo alla Federazione Russa misure restrittive (soprattutto sanzioni economiche), prorogate di volta in volta ogni sei mesi. 

Salvini è sempre stato contrario a questa decisione, trovando che fosse una scelta dannosa per l’economia italiana, l’ha detto in Europa e l’ha detto in Russia. I pentastellati, soprattutto per bocca di Manlio Di Stefano, non avevano una posizione troppo diversa. Il loro programma elettorale del 2018 diceva: “Il Movimento 5 Stelle lavorerà per il ritiro immediato delle sanzioni imposte alla Russia” e la proposta è stata approvata online con 5.324 voti degli iscritti. 

Nel contratto di governo (pagina 18), allora, i due partiti hanno messo per iscritto: “è opportuno il ritiro delle sanzioni imposte alla Russia”. Quindi, il Presidente del Consiglio, il 5 giugno 2018, affermava: “Ci faremo promotori di una revisione del sistema delle sanzioni, a partire da quelle che rischiano di mortificare la società civile russa”. Un mese dopo si è riunito il Consiglio europeo e le sanzioni sono state rinnovate all’unanimità. La promessa è stata quindi registrata come NON MANTENUTA. Esponenti del governo hanno comunque continuato ad esprimersi contro le sanzioni (Salvini le ha definite “folli”), ma queste il 20 giugnoscorso sono state ancora prorogate, fino al 23 giugno 2020. Tuttavia, il Presidente russo Putin, si è detto grato all’Italia per la sua posizione nell’ultima visita di Stato. 

Luigi Di Maio, il nuovo Ministro degli Esteri.

Le promesse sugli Esteri: 

  1. Ritiro dall’Afganistan – Di Maio: “[Dall’Afghanistan] Ce ne andiamo il prima possibile. È una guerra dove non possiamo restare”. 
    Fonti della Difesa hanno informato che “il ministro Elisabetta Trenta ha dato disposizioni al Comando operativo di interforze di valutare l’avvio di una pianificazione per il ritiro del contingente italiano in Afghanistan” in un orizzonte previsto di un anno.
    Lo scorso 16 maggio la Camera ha pubblicato un documento con i dati sulla partecipazione italiana alle missioni in Afghanistan. Il trend dell’impegno economico e di uomini è in calo, per quanto nel 2019 siano ancora 800 i nostri militari presenti nell’area e 159 i milioni stanziati per la missione. Il ritiro non è tuttavia ancora iniziato, pertanto la promessa resta IN ATTESA
    Comunque, a livello internazionale, sembra farsi strada l’ipotesi di una fine della guerra in Afghanistan: il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è espresso a favore di un ritiro, che dovrà coinvolgere per forza anche le nostre forze armate. 
  2. Blocco armi a paesi in conflitto – Contratto di governo, p. 28: “Occorre bloccare la vendita di armi ai Paesi in conflitto”.
    Non è stato mai chiarito cosa intendessero con “paesi in conflitto”. 
    Per quanto riguarda il conflitto in Yemen, in cui è impegnata l’Arabia Saudita, il Presidente del Consiglio, alla conferenza stampa di fine anno, ha dichiarato: “Non siamo favorevoli alla vendita di queste armi e quindi ora si tratta solo di formalizzare questa posizione e agire di conseguenza”. Sulla questione si sono mosse molte voci, anche a livello europeo, e la Commissione Difesa del Senato si sta occupando delle “Prospettive dell’export italiano di materiali per la difesa e la sicurezza”. Tuttavia, la vendita di armi all’Arabia Saudita e a tanti altri paesi in conflitto non è stata bloccata, pertanto la promessa rimane IN ATTESA.
    Per il resto, i paesi impegnati in guerre nel mondo sono molti (a cominciare da quelli occidentali) e l’Italia è tra i paesi che più esportano armi. 
  3.   No alla ratifica della CETA – Di Maio: “Il Ceta dovrà arrivare in aula per la ratifica e questa maggioranza lo respingerà”.
    La ratifica non è ancora prevista nei prossimi lavori delle Camere, mentre il Trattato resta in vigore in via provvisoria. La promessa era presente nel contratto di governo (pag. 54).
    Paolo Pagliaro – ieri sera a ‘Otto e mezzo’, su La7 – ha ricordato anche che “Parlando a un’assemblea di Coldiretti, l’allora vice presidente Di Maio si era spinto ad annunciare che se uno dei funzionari che rappresentano l’Italia all’estero avesse difeso trattati scellerati come il Ceta, sarebbe stato rimosso.” Il giornalista nel suo ‘punto’ ha fatto anche notare come “dopo 11 mesi dall’applicazione in forma provvisoria dell’accordo l’export italiano verso il Canada è cresciuto di quasi il 13% superando i 4 miliardi di euro. E’ aumentato del 40% l’export dei prodotti farmaceutici, del 30% quello dei metalli, del 21 quello della meccanica strumentale, hanno preso la via del Canada quantità crescenti di prodotti tessili e soprattutto alimentari. Grazie al Ceta l’Italia ha ottenuto ben 41 denominazioni protette, più della Francia, quasi il doppio della Spagna e il quadruplo della Germania. Dice il centro studi della Sace che oggi per ogni prodotto canadese che entra in Italia, ci sono tre prodotti italiani che migrano verso il Canada, con grande vantaggio per la bilancia commerciale e per le circa 13 mila aziende esportatrici, in maggioranza del nord.” Con un’esortazione finale alla ratifica del trattato. 
    L’accettazione definitiva del Ceta è probabilmente, tra le tre promesse, quella che dovrà impegnare di più Di Maio nel suo nuovo ruolo alla Farnesina. 
    C’era, infine, anche un’altra promessa, di Salvini: “Noi stiamo preparando un progetto che prevede almeno 1 miliardo di spesa e di investimento, per sostenere l’economia e il lavoro di centinaia di migliaia di persone in Africa”. È stato annunciato un “fondo sovrano” da 500 mila euro, ma non ci sono stati interventi. La promessa è dunque rimasta IN ATTESA