Un anno bellissimo: Immigrazione

Nei 14 mesi di attività del governo giallo-verde, il tema dell’immigrazione è stato saldamente al centro della retorica dell’ex-ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Il leader leghista aveva peraltro costruito gran parte della sua campagna elettorale su questa tematica, raccogliendo grandi consensi e attirandosi ripetute critiche dai suoi oppositori per i toni e le modalità impiegate.

Data questa premessa, non stupisce che, delle otto promesse sull’immigrazione monitorate da CheckPoint, sei provengano proprio da Matteo Salvini. Ma alla prova dei fatti, prima di provocare la crisi che ha portato alla conclusione dell’esperienza giallo-verde, è riuscito a portare a termine quanto promesso in campagna elettorale e durante l’attività di governo?

1. Blocco delle ONG straniere – Salvini: “Queste ong straniere, con personale straniero, con finanziatori stranieri, battenti bandiere straniere, non toccheranno più il suolo italiano”.
Consapevole della difficoltà, se non dell’impossibilità pratica di impedire l’attracco delle barche di proprietà di ONG italiane, il ministro ha dichiarato che avrebbe impedito gli sbarchi delle ONG straniere e, seppure in un contesto generale di riduzione massiccia degli sbarchi, (tendenza peraltro in corso almeno dal 2017) il ruolo delle ONG è stato ridotto sia in confronto con gli sbarchi totali (meno del 10% dei circa 4000 immigrati arrivati via mare nel 2019 è stato trasportato dalle navi delle ONG), sia soprattutto a paragone con il fenomeno generale degli ingressi irregolari, sempre più spostatisi sulla rotta balcanica.
Le uniche ONG sbarcate sono state quindi quelle italiane, oltre ovviamente al famoso caso della Sea Watch, la quale però riuscì a attraccare solo forzando fisicamente il blocco imposto; la promessa è quindi da giudicare mantenuta.

2. Riduzione dei fondi per l’accoglienza e l’asilo – Salvini: “Entro l’estate i 35 euro al giorno per immigrato, scenderanno almeno a 25”.
Il ministro si impegnò alla riduzione entro l’estate 2018, ma le prime misure in merito videro la luce solo alla fine del 2018, entrando in vigore dal 2019, riducendo la spesa per immigrato ma non al livello promesso (si è arrivati a circa 26 euro al giorno, principalmente tagliando sulle spese per i corsi di lingua, di formazione e le attività sportive). La promessa è quindi non mantenuta.

3. Istituzione di nuovi centri di espulsione – Salvini: “Un centro di espulsione in ogni regione”.
In una dichiarazione ai giornalisti nel settembre 2018, Salvini promise l’apertura di un centro di espulsione in ogni regione. Dopo pochi mesi giudicammo la promessa in corso in seguito ai primi passi avvenuti per riaprire alcuni centri nel Nord e nel Sud Italia, tuttavia restando al di sotto della cifra promessa, sia sommando tutti i centri (quindi interpretando molto liberamente la promessa come “20 centri in Italia, uno per regione”), sia adottando un’interpretazione più realistica, ovvero di un centro in ogni singola regione.

4. Motovedette alla Libia – Salvini: “Daremo motovedette alla Libia per fermare i gommoni”.
Con la legge 98/2018, entrata in vigore nell’agosto 2018, l’Italia ha fornito alla Guardia costiera libica 10 motovedette, la promessa è stata quindi mantenuta.

5. Rendere effettivi i rimpatri – Conte: “Ove non ricorrano i presupposti di legge per la loro permanenza, ci adopereremo al fine di rendere effettive le procedure di rimpatrio”.
Il governo ha agito sul tema con il primo DL Sicurezza, senza però ottenere una soluzione definitiva: in Italia restano ancora quantomeno decine di migliaia di irregolari, se non centinaia. I numeri sono resi poco chiari anche dal fatto che la metodologia usata dal ministro Salvini per parlare di 90mila irregolari nella primavera 2019 (numero molto inferiore alla stima di mezzo milione da lui stesso presentata in campagna elettorale) non sembra tener conto di varie categorie di irregolari, tra cui tutti quegli che, pur non arrivando via mare, restano nel Paese oltre la scadenza del loro visto (è il caso, per esempio, delle badanti irregolari, stimate in circa 100mila dal Welforum). La promessa è rimasta quindi in corso, sebbene l’esperienza di governo si sia conclusa.

6. Richiedenti asilo e reati – Salvini: “Sto lavorando a un Decreto Sicurezza che permetterà anche di bloccare domanda di asilo a chi commette reati, perché oggi la legge, eccetto che in alcuni casi, consente a delinquenti stranieri di continuare a chiedere e ricevere protezione a spese degli italiani”.
Con il DL sicurezza del 2018 è stato ampliato il novero dei reati che, in caso di condanna definitiva, comportano il diniego e la revoca della protezione internazionale, includendovi ulteriori reati ritenuti di particolare allarme sociale. La promessa è quindi mantenuta.

7. Perdita della nave dopo ingresso non autorizzato – Di Maio: “Se entri nelle nostre acque violando la legge, perdi definitivamente l’imbarcazione, senza attenuanti e multe”.
Il DL sicurezza bis ha introdotto la possibilità di sequestrare la nave in caso di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, tuttavia soltanto come misura estrema: normalmente sono previste sanzioni pecuniarie. Entrando quindi in aperta contraddizione con la promessa del ministro Di Maio, che abbiamo quindi lasciato in attesa, ricordando comunque che, al momento della crisi di governo, abbiamo deciso di fotografare la situazione, senza avviare speculazioni sul considerare le promesse in corso o in attesa come mantenute o non mantenute, dal momento che il governo Conte I è chiaramente vissuto meno del previsto (è quindi possibile che alcune di queste promesse sarebbero giunte a mantenimento, o non mantenimento, con il proseguire dell’esperienza di governo).

8. Accordi di rimpatrio – Salvini: “Conto, entro i prossimi mesi, di chiudere accordi di espulsione e di riammissione con almeno 10 paesi con cui ancora non ci sono”.
Questa promessa risale al settembre 2018. Dopo un anno dalla formazione del governo, nel maggio 2019, abbiamo chiesto al Ministero dell’Interno di fornirci dei dati sull’eventuale stipula di nuovi accordi. La risposta è stata negativa: durante i 12 mesi di governo erano stati firmati solo due accordi, stipulati però dai governi Renzi e Gentiloni, sui quali il governo Conte non è intervenuto se non per l’adempimento dell’impegno preso (ovvero la firma definitiva). Abbiamo quindi giudicato la promessa non mantenuta.